Grazie per il commento, cara *_*
Capitolo 8
Nantje rispose immediatamente. Non dovette nemmeno pensare alle parole giuste da dire, perché le uscirono tutte d’un fiato “Georg, vediamoci tra dieci minuti al solito posto”. Il ragazzo dall’altra parte non fece in tempo a ribattere ma, sorridendo, uscì di casa, raggiunse l’auto, vi salì e si diresse verso la meta definita.
Il “solito posto” non era altro che un giardinetto pubblico alla periferia di Berlino. Scarsamente frequentato e sconsigliato di notte, era meta di coppiette che desideravano un briciolo di intimità e di qualche solitario che si adagiava su una delle panchine malconce e leggeva fino a che il sole glielo permetteva.
Quando Georg vi arrivò, Nantje lo aspettava seduta sulla solita panchina, quella che per un anno aveva fatto da sfondo al loro amore.
Avvicinandosi, sentì il cuore balzargli in petto: Nantje gli faceva sempre quell’effetto, lo stordiva e lo catapultava in una dimensione conosciuta solo dagli innamorati.
“Ciao Nan” mormorò lui, sedendosi accanto a lei che, a sua volta, alzò il viso rigato di lacrime “Che cos’è successo?” riprese lui, un filo di apprensione malcelata nella voce.
“Ho avuto la brillante idea di andare da mia madre” spiegò la ragazza, tra i singhiozzi “E non è stato come me lo aspettavo”
“Voi due non vi capirete mai” sussurrò il bassista, scuotendo la testa “Credevo che la lontananza avesse appianato le vostre divergenze”
“Semmai le ha peggiorate. Ma, dimmi di te” Nantje si asciugò le lacrime con un gesto deciso della mano e osservò Georg “Come stai? Come va la vita da rockstar?”
“Tra alti e bassi, va bene. Manca poco all’uscita del nostro nuovo album e siamo indaffarati ma questa lunga vacanza ci è servita per riprenderci. Quando abbiamo finito lo scorso tour, eravamo davvero stanchi e affaticati. Non avremmo retto se non ci fossimo concessi una sosta prolungata”
“Anche io ho lavorato parecchio, anche se la mia vita non è proprio come l’avevo sognata”
“Non mi aspettavo di vederti a Berlino” disse a quel punto Georg, cercando di introdurre il discorso che gli ronzava in testa dalla sera prima.
“In effetti non era nei miei piani. Inutile girarci intorno: se Jim non mi avesse lasciata, non credo sarei tornata. Solo che ho fatto affidamento sulla persona sbagliata. Solo adesso mi rendo conto della sofferenza che ti ho inflitto e vorrei chiederti scusa”sussurrò Nantje, cercando la mano del bassista.
“Ho passato mesi a chiedermi dove avessi sbagliato”
“Non hai mai sbagliato, con me. Solo che Jim mi ha conquistata in un lampo e mi sono lasciata accecare da un amore destinato a finire. Mi ha tradito così tante volte che stento a ricordarle, solo che l’ho saputo a storia finita. Se me ne fossi accorta prima l’avrei lasciato io”
“Questione di orgoglio?” chiese lui “Avresti preferito lasciarlo piuttosto che essere lasciata, no?”
“Avverto dell’ironia nelle tue parole ma la merito tutta. Forse hai ragione, forse sono solo una sciocca orgogliosa, forse di Jim non mi è mai importato nulla e quello che mi brucia di più è il fatto di essere stata mollata”
“Scusa Nan” disse a quel punto Georg “Mi dispiace, mi dispiace davvero. Non credo che ti bruci il fatto di essere stata lasciata. Penso che tu fossi seriamente innamorata di lui o, quantomeno, convinta di esserlo. Ti conosco meglio di chiunque altro e non credo che avresti mandato all’aria la nostra storia se non ti fossi seriamente sentita coinvolta da lui”
“A parte te, non ho mai provato un sentimento simile per un altro come per Jim”
“Quanto ti fermerai?” disse lui, fingendo volutamente di non avere sentito la prima parte della sua frase.
“Non lo so. Sul subito, lasciando gli Stati Uniti, avevo pensato di tornare per sempre. Ora, non credo sia la cosa giusta. Là ho gli amici, la carriera ben avviata, ho tutte le mie cose…”
“Capisco” mormorò il bassista, tutto d’un fiato.
Per qualche secondo, la coppia rimase in silenzio. Georg, a capo chino, osservava le sue scarpe come se le stesse studiando attentamente, mentre Nantje si torturava un’unghia, senza preoccuparsi di rovinare lo smalto fresco di manicure.
Fu proprio lei, poco dopo, a rompere quel silenzio indotto dal crescente imbarazzo “E gli altri, come stanno?”
“Bene, stanno bene”
“Anche Tom?” chiese lei, lasciandosi scappare un mezzo ghigno.
“Sì, anche Tom”
“Chissà come sarà felice di avermi rivista” ironizzò la ragazza, ricordandosi quanto Tom avesse apertamente dimostrato di non sopportarla, durante la sua relazione con Georg. Anche se ciò non gli impediva di scrutarla con ammirazione, a volte forse immaginandosela senza vestiti.
“Acqua passata ormai”
“Sei taciturno, non è da te. Facevamo sempre delle lunghe chiacchierate noi due”
“Vada Nan” Georg, che fino a quel momento aveva tenuto il capo chino, alzò lo sguardo e fissò i suoi occhi verdi in quelli di lei “Non so cosa aspettarmi da questo incontro. Insomma, ero venuto qui con l’intenzione di vomitarti addosso tutto quello che ho provato in questo ultimo anno ma la verità è che mi sono accorto di non esserne in grado. Voglio dire, io sarei pronto a ricominciare anche subito se solo tu…”
Nantje non gli diede nemmeno il tempo di terminare la frase: rapidamente, si intrufolò fra le sue braccia e, dopo oltre un anno, riassaporò il sapore delle sue labbra.
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“Ti ringrazio, quella testa del cazzo di mio fratello si è fissato con un… non so nemmeno io che razza di diavoleria abbia acquistato, comunque ci si è fissato e non si schioda da casa!” Tom guidava con espressione seria, mentre spiegava a Lyla il motivo per il quale l’aveva disturbata, in modo concitato.
“Ma quindi è in casa che fa… cosa di preciso?”
“Sta montando ‘sto affare che si è comprato! Cazzo, gli ho detto che era urgente, ma figuriamoci se mi sente! Georg ha il cellulare spento e Gustav non risponde. Ho pensato a te, mi spiace averti disturbata, ma non volevo andare da solo. Sai, dopo la faccenda con le stalker non me la sento di viaggiare in solitaria”
“Nah, non c’è problema, non stavo facendo nulla di utile a dire il vero. Ma, dove stiamo andando?” chiese, ridendo.
“Un salto in studio, quello che abbiamo qui a Berlino però. Ho perso il portafoglio, o meglio, temo di averlo perso. Però mi è venuto in mente che potrebbe essermi caduto dalla tasca quando sono andato a provare il pezzo al piano”
“Immagina se lo trovasse qualche vostra fan” ridacchiò Lyla
“Non ci voglio pensare. Ho dentro la carta d’identità, la carta di credito, la patente, insomma tutto!”
“Io penserei a rubarti i soldi se lo trovassi” disse la ragazza, ridendo sonoramente “Poi te lo restituirei!”
“Oh, come sei gentile!”
Tom frenò dolcemente in prossimità di un semaforo rosso e, prendendo dalla tasca dei pantaloni il pacchetto di sigarette, ne accese una. Anche Lyla, un istante dopo, lo imitò e volgendosi verso Tom per continuare il discorso vide la figura di Georg comparire sull’altro lato della strada.
“Oh, guarda c’è Georg” disse Lyla, indicando il ragazzo che sostava sul marciapiede, come se stesse aspettando qualcuno
“Che fa là?” chiese Tom, osservandolo.
“Non so, ma sembra stia aspettando che qualc…” prima di poter terminare la parola, Tom e Lyla videro chiaramente la figura di Nantje Werner avvicinarsi al bassista, cingerlo per la vita con entrambe le braccia e, dopo un rapido bacio, seguirlo sull’auto parcheggiata poco distante. Il silenzio calò nell’abitacolo dell’auto di Tom mentre il semaforo da rosso diventava verde.
Giunti in studio senza parlare, i ragazzi scesero dalla macchina e vi entrarono. Tom si diresse immediatamente al pianoforte e trovò il suo portafoglio proprio ai piedi dello sgabello dove immaginava che fosse. Lyla lo attese sulla porta, fumando una seconda sigaretta.
“Trovato” disse Tom, sventolandoglielo in faccia “Possiamo andare”
“Era… era Nantje, vero?” chiese lei, a quel punto
“Sì, era la Werner esatto”
“E… e, voglio dire, secondo te…”
“Secondo me, quella stronza è tornata con la coda fra le gambe e, trovandosi sola, ha pensato bene di chiamare Georg ben sapendo i suoi sentimenti. Non l’ho mai sopportata, mai”
“Sapevo che sarebbe successo. Georg è stato da me, io gli ho consigliato di parlarle se ne sentiva la mancanza e lui l’ha fatto. Era logico che tornassero assieme, quei due” Lyla gettò il mozzicone e seguì Tom sull’auto.
“Ti scoccia?” chiese lui, accendendo l’auto e avviandosi verso casa.
“A me? Ma va!”
“Sicura?” ghignò Tom, guardandola.
“Sto per fare una cosa davvero stupida ma… sai mantenere un segreto?” chiese la ragazza, arrossendo.
“Anche due”
“Mi scoccia cazzo!” sbottò dunque, a quel punto “Mi scoccia talmente tanto che mi viene da piangere! E’ una vita che aspetto di trovare il coraggio di parlare con lui, di dirgli che sono stanca di essere solo un’amica e proprio quando pensavo che le cose volgessero a mio favore, lei torna! E competere con lei è praticamente impossibile”
“No, fammi capire” rispose Tom, sorpreso “Ti sei innamorata di Georg?!”
“Saranno almeno due anni che… insomma…”
“Ti giuro che non l’avevo affatto capito! Credevo foste solo amici, pensavo che lo considerassi alla stregua di un fratello”
“E’ sempre stato così, poi le cose sono cambiate. Vorrei tanto poter tornare indietro e cercare di evitarlo”
“Non si può tornare indietro” disse il chitarrista, facendosi serio “Si può solo andare avanti, a volte arrancando, altre correndo, dipende dai casi”
“Io arranco, a volte mi fermo anche”
“Georg non sa quello che si perde” disse Tom a quel punto, lasciando Lyla attonita “Sei una ragazza d’oro, vorrei poter avere io una compagna come te”
“Dici così solo per tirarmi su il morale o lo pensi seriamente?”
“Sono serio, sei davvero una bella persona, in tutti i sensi” poi, velocemente, aggiunse “Non ci sto provando, non ti preoccupare!”
“Non l’ho nemmeno pensato” ridacchiò lei “Non corrispondo al tuo standard di ragazza”
“A dire il vero, non ho uno standard. Mi piacciono le ragazze, semplicemente”
“Sì, quelle formose e vistose”
“Mi piacciono ANCHE quelle, ma non mi fossilizzo più su queste cose. Ho davvero voglia di conoscere qualcuno che possa cambiarmi la vita”
“La troverai, ne sono certa. Là fuori, da qualche parte, c’è una ragazza che aspetta solo te”
“Com’è strana la vita” mormorò lui, fermando l’auto di fronte a casa di Lyla “Mette sulla stessa strada persone con gli stessi desideri eppure non li fa mai incontrare veramente”
“Facci il callo, tesoro. Funziona così da sempre” poi, schioccandogli istintivamente un rapido bacio sulla guancia, scese dall’auto ed entrò in casa.
Tom ripartì immediatamente, nelle narici il profumo di Lyla.