» Tokio Hotel Fan Fiction » Das Erste ~ Vr 29 »  ~ {M.F.F.}

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;With me
view post Posted on 28/10/2009, 16:23Quote
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<3 * Dark Angel ! * <3
patata mia, ma quanto, quanto ti adoro io?!
Una cifra!
Wow, prima di tutto grazie, perchè le tue recensioni mi appassiona.
Giuro che continuo presto.


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"Non è il volto, ma le sue espressioni. Non è la voce, ma il modo di parlare. Non è come ti sta quel corpo, ma le cose che ci fai.
Tu sei bella."








©.Jada.
Se copiate, avrete una morte
Lenta & Dolorosa.
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Yummy, lecker, lecker leckeer Wafflen!

 
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tomythebest

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Location: da casa di tom.....................


Status: Offline: ultima azione eseguita il 29/11/2009, 20:21


blava amole!!!
**pat pat pat applaude!**



riuscivo ancora a sentire
il peso di quelle parole sulle mie spalle.
i frammenti delle sue promesse spezzate
le lacrime che solcavano il viso
di una ragazza troppo ingenua





frase di una canzone mia!!!!
don't copy please
anzi senza please!!
non copiate e basta
è dedicata ad una persona speciale.
percui non copiatela

 
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view post Posted on 29/10/2009, 20:33Quote
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DarkLady

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 25/11/2009, 18:27


Grazieee tesooooroooo *-* Io invece sono appassionatissima della tua fan fictiooonn!! E' fantastica, sempre di piùùùùùùùùùùùùù *-* spero che continui presto!! baciiiiinissimiiii!

Salve!!! Benvenuti nella mia firmetta!!!

CITAZIONE
Domanda: "Qual è il regalo più bello che hai mai ricevuto per il tuo compleanno?"
Tom: "Il più bel regalo che ho mai ricevuto è arrivato 10 minuti dopo la mia nascita

Quando il mio corpo sarà cenere, il mio nome sarà leggenda...!

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Evanescence, 50Cent, Samy Deluxe, Eminem , Gemelli Diversi & Tokio Hotel!!!!

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<33i Kaulitz <33
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Humanoid <3

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<33 AmOra Mia Ti StrAmO! Grazie di esistere <33



<33★♡ PatAtA SeI lA MiA ViTA ♡ ★ !!!!!!!!<33

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view post Posted on 2/11/2009, 17:27Quote
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Scrivere questo capitolo mi ha distrutto, se vi va, leggetela con la canzone che c'è sotto il titolo, a me ha aiutato un casino a scrivere.
Buona lettura


Capitolo 23
La descrizione di un attimo



Tom Kaulitz si rigirava nel letto da più di tre ore; sbuffò quando per l’ennesima volta cambiò posizione. Il problema vero è che la sua mente era piena di orrendi pensieri e, seppur consapevole delle sue scelte, si sentiva terribilmente in colpa.
Stanco di tutto si alzò dal letto e dopo essersi messo una tuta scese giù; entrato in cucina si preparò un’enorme ciotola di cereali e se la portò il quella che amava chiamare ‘la stanza delle chitarre’. Chiuse la porta alle sue spalle e si diresse verso il muro, prese una Gibson a caso e ed iniziò a pizzicare le corde, mentre ogni tanto masticava il suo spuntino notturno; sospirò pensando a cosa lo attendesse il giorno dopo.


La cosa che non capiva era il motivo del suo silenzio.
Stavano andando in aeroporto e Tom era più loquace del solito, non si lamentava del traffico e nemmeno del CD che mise la ragazza, tutto questo era molto strano.
“Ehm...a che ora arrivano?” Chiese Sam provando ad aprire un discorso.
“Tra meno di mezz’ora.” Sbuffò il ragazzo, non sapeva come comportarsi. Se si sarebbe comportato come sempre avrebbe dato delle false speranze a Samantha e al momento del faccia a faccia lei ci sarebbe stata peggio, almeno era quello che credeva.
“Ok, parliamone: cosa c’è che non va?” Gli domandò la mora incrociando le braccia al petto e guardandolo.
“Nulla.” Rispose il rasta continuando a guardare la strada.
“Balle.”
“Nessuna balla, Sam.” Ribadì il ragazzo mordendosi il labbro superiore, mise la quinta e superò un tir, voleva arrivare al più presto possibile in aeroporto.
“Stai mentendo.” Constatò lei, chiudendo gli occhi in una figura.
“Ah ah ah e da cosa lo dedurresti?” Rise lui.
“Quando menti ti mordi il labbro.”
“Io mi mordo sempre il labbro, dovresti saperlo.” Ribatté lui.
“Sì, quello inferiore è un vizio; mentre quando ti mordicchi quello superiore è perché stai dicendo una cazzata.” Spiegò la mora portandosi una ciocca di capelli dietro le orecchie, sapeva di aver ragione.
“E tu sei paranoica. Il che può essere una cosa dolce e carina i primi tempi, ma poi stanca.” Sbuffò Tom; forse aveva un tantino esagerato.
“Vaffanculo Tom.” Lo apostrofò Sam; ok, aveva esagerato, senza forse, ma cosa poteva fare? Non le avrebbe chiesto scusa no, non sarebbe stato giusto, e poi lui stava tornando quello di un tempo, e il Tom Kaulitz di qualche mese fa non sapeva neanche cosa volesse dire chiedere scusa, quindi si leccò il piercing e con un ghigno entrò nel parcheggio dell’aeroporto. Sam da parte sua non lo capiva, insomma, si chiedeva che fine avesse fatto il Tom del suo compleanno, quello che le aveva regalato l’orologio che porta al polso, quello che aveva fatto per lei cose indimenticabili... certo, lo adorava quando era stronzo, però erano due giorni che stava esagerando; trovava mille scuse per non uscire, e poi se n’era uscito che quella sera sarebbero andati tutti in un locale, il che non faceva che aumentare la teoria della mora: c’era qualcosa sotto. Aveva provato a chiedere a Bill, ma neanche il moro sapeva cosa frullasse per la testa del fratello, erano due giorni che non parlava neanche lui, non gli aveva nemmeno raccontato della sorpresa per Samantha.
“Che fai, resti in macchina?” La domanda di Tom la destò dai suoi pensieri, la mora sbuffò e scese dalla macchina, per poi seguire il rasta che si apprestava a raggiungere l’ascensore per risalire dal parcheggio sotterraneo; una volta che le porte di ferro si chiusero alle sue spalle Sam si poggiò al petto del rasta, facendolo sussultare, poi si alzò in punta di piedi e baciò le sue labbra; inizialmente Tom rimase interdetto, ma poi, si sa, la carne è debole ed in men che non si dica le labbra del ragazzo si muovevano con quelle della mora.
“Pensavo fossi incazzato.” Gli disse lei a fior di labbra.
“Ti ho già detto che non è così.” Rispose il rasta, scansandola leggermente.
“E’ che mi sembri pensieroso...come se mi dovessi dire qualcosa...” Osservò lei, accarezzandogli una guancia.
“E basta con questa paranoia!” Sbuffò Tom, scansandosi bruscamente, “Porca miseria, non è che ogni giorno devo essere sempre sorridente e amorevole, che cazzo!” Aggiunse quasi urlando, quando si accorse che l’aveva trattata veramente di merda era troppo tardi, le porte si erano aperte e Sam era usciva camminando spedita, a testa alta, verso il gate d’arrivo di Isabella e Gustav, dove li aspettavano gli altri.
“Cazzo!” Mugugnò Tom a denti stretti, aggiungendo una serie di imprecazioni e velocizzando il passo per raggiungere la ragazza.
“Sam, non correre.” Disse con il fiatone, raggiungendola.
“Tom, vai a prenderti un calmante e lasciami stare.” Rispose lei, continuando a camminare; poi vede Bill e aumentò ulteriormente il passo, come se avesse visto una spiaggia sicura su cui approdare, lontano e al sicuro dai pericoli del mare.
“Buon giorno ragazzi!” Li salutò il vocalist, raggiante.
“Ciao Bill.” Rispose Sam con un sospiro.
“Come mai tutto questo tempo?” Domandò Georg, alzando ritmicamente le sopraciglia; Sam lo guardò in malo modo: “Vado a prendere un caffè, voi volete qualcosa?” Chiese la mora rivolgendosi ai ragazzi.
“No grazie.” Risposero all’unisono Bill, Georg, Hanna e Kris, non capendo il perché di quell’aria testa.
“Io vorrei...” Stava iniziando a chiedere Tom alzando il dito per ricevere qualche attenzione.
“Non sono la tua serva!” Lo interruppe Sam, che sotto lo sguardo di tutti andò verso il bar.
“Che hai combinato?” Chiese Bill mollando uno schiaffo sul braccio del fratello.
“Ma sei deficiente?” Lo apostrofò il rasta massaggiandosi la parte colpita, “Io non ho fatto nulla. Avrà le sue cose!” Aggiunse poi, sotto lo sguardo furioso del suo gemello.
"Tom! Non prendermi per il culo.”
“E tu fatti i cazzi tuoi!” Rispose il chitarrista alzandosi, “Ci sto io con lei. Se litighiamo sono cazzi nostri, non tuoi.” Aggiunse guardandolo dall’alto.
“Si da il caso che Samantha è una mia amica!” Urlò Bill alzandosi e guardando il fratello negli occhi.
“Se ci tieni così tanto, scopatela tu.” Gli disse Tom, prima di essere colpito da cinque dita in piena guancia, Georg scattò subito in piedi frapponendosi tra i due.
“Mi. Hai. Colpito.” Constatò Tom, poi chiuse gli occhi ed ispirò profondamente, “Georg, togliti dai piedi.” Aggiunse ad occhi chiusi.
“Neanche morto.” Rispose il bassista, “Ora vi calmate, tutti e due. E pregate che nessuno abbia visto lo schiaffo.” Aggiunse con tono severo il ragazzo.
“Vado a fumarmi una sigaretta.”
“Tom...” Farfugliò Bill, con gli occhi lucidi; il rasta non lo degnò di uno sguardo e si diresse vero l’uscita più vicina.
“No dico, ma ti sei impazzito!?” Iniziò Georg, “Che diamine! Finché vi picchiate in casa va bene, ma in aeroporto! In un posto pubblico!”
“Non so cosa mi sia successo.” Sospirò il moro, tornando seduto al fianco della sua ragazza, che aveva visto tutta la scena, “Ha parlato come se Sam fosse un oggetto e mi è salito il sangue al cervello.” Spiegò.
“Bill può esserti sceso anche nel culo il sangue, ma colpendolo non hai risolto nulla.” Gli disse Georg alzando gli occhi al cielo; dopo qualche minuto di silenzio tornò Sam mentre sorseggiava un caffè, con un pacchetto di Skittles rosse per il rasta, si sentiva in colpa per avergli risposto in quel modo, anche se se l’era meritato.
“Tom?” Chiese guardando Bill.
“E’ di fuori.” Rispose il moro, poi guardò il pacchettino rosso nella sua mano.
“Vado a portargliele.” Sospirò Sam, allontanandosi di nuovo.
“Ma lo vedete! Lei fa tutta la carina e lui è una bestia.” Sbuffò Bill, incrociando le braccia al petto.
“Bill, finiscila.” Lo ammonì Kris, “Avranno uno di quei periodi...può capitare a tutti.” Aggiunse cercando di rassicurarlo.
Intanto Sam era uscita e cercava con gli occhi il ragazzo, lo vide attaccato al muro, che fumava una sigaretta.
“Tra qualche minuto arrivano.” Disse Sam, piazzandosi davanti al rasta, il ragazzo annuì, senza parlare e aspirando un po’ di nicotina.
“Tieni.” Mugugnò la mora porgendogli il pacchetto di Skittles, “Scusa per prima.”
“Stai cercando di corrompermi?” Sorrise lui, prendendo il pacchetto.
“Cos’hai fatto?” Gli domandò lei,passando i polpastrelli su una linea rossa all’altezza del zigomo.
“Normale routine tra gemelli.” Sospirò lui, prima di ingurgitare una quantità elevata di palline colorate.
“Quando?! Prima non ce l’avevi...”
“Sam...” Sbuffò, alzando teatralmente gli occhi al cielo.
“Ok, mi faccio gli affari miei.” Sospirò lei, voleva capire cosa diamine gli passasse per la testa, ma sembrava di essere tornati indietro nel tempo, quando Tom aveva ancora tutte le barriere alzate e non le permetteva di penetrarle.
“Certo, neanche ti degni di venirmi a prendere.” La voce di Isabella ruppe quel silenzio, e la sua visione con la pancia più gonfia riempì i due ragazzi di gioia.
“Ma sei un fagottino!” Rise Tom abbracciandola.
“E tu uno stronzo.” Rispose lei dandogli un leggero pugno sulla spalla; poi si voltò verso la mora e l’abbracciò.
“Com’è andato il viaggio?” Chiese Tom, dando una pacca sulla spalla di Gustav.
“Bene per me, un po’ peggio per lei.” Rispose il biondino indicando Isa con la testa.
“Come mai?” Domandò Samantha accarezzando il pancione.
“Accenni di nausea.” Spiegò la ragazza con una smorfia, “Su, andiamo a casa, muoio di fame!” Aggiunse poi iniziando a camminare spedita verso il parcheggio.
“Vi avverto, è iperattiva, faccio fatica a tenerla ferma.” Sospirò Gustav sconsolato, con la faccia di uno che ne aveva passate di tutti i colori.

“Amore, mi passeresti l’insalata?” Domandò Isabella, sfarfallando le lunghe ciglia verso suo marito.
“Ancora?” Chiese Bill sbigottito, “Ma è la terza porzione che mangi...”
“Ehm, ma qui siamo in due.” Spiegò lei indicando il pancione, “Vuoi che il tuo nipotino muoia di fame?! E’ questo che vuoi?!” Chiese impostando la voce come teatralmente.
“No, per carità!” Prese l’insalatiera e gliela porse: “Mangiate, è tutta vostra.” Aggiunse facendo ridere il resto della combriccola.
“Gus, devi assolutamente farmi vedere le foto.” Disse Robert, inzuppando una patatina nella maionese.
“Certamente. Dio è bellissimo l’Egitto.” Rispose il batterista con occhi sognanti.
“Ci tornerei altre mille volte.” Aggiunse Isa stringendo la mando del biondino, i due si guardarono con uno sguardo così pieno d’amore da far venire i brividi a Sam, era assurdo quanto quei due fossero uniti.
Tom non parlava da quando erano arrivati in casa, la mente era affollata da così tanti pensieri, troppi, tanto che Isabella iniziava a preoccuparsi, che fine aveva fatto il suo migliore amico? Quello logorroico, quello rompipalle quello dalla battuta pronta.
“Tom, mi accompagni un attimo in cucina?” Gli chiese la ragazza, spostando la sedia dal tavolo.
“Non mi va di alzarmi.” Sbuffò il rasta.
“Poteva sembrare una domanda, ma in realtà non lo era.” Disse lei con uno sguardo che non ammetteva repliche, il ragazzo sbuffò di nuovo e poi svogliatamente di alzò; una volta arrivati in cucina la sposina si chiuse la porta alle spalle e poi si sedette sul ripiano: “Allora, vuoi dirmi cos’hai oppure devo indovinare?”
“Sei pazza?” Chiese Tom strabuzzando gli occhi, era assurdo tutti lo capivano al volo oramai, doveva imparare qualche faccia da poker, per il futuro sarebbe stata utile.
“No, ti conosco. Tutto questo silenzio è come la calma prima della tempesta.” Spiegò lei guardandolo negli occhi nocciola, “Cos’hai combinato? Oppure cosa devi combinare?”
“Niente.” rispose sbrigativo, abbassando lo sguardo.
“Si, ed io sono la befana.” Ribatté, sarcastica.
“Ma che diamine avete tutti? Tutti volete sapere cosa mi passa per la testa, fatevi i cazzi vostri!” Urlò spazientito, “Quello che c’è qui, sono cazzi miei!” Aggiunse puntandosi il dito su se stesso.
“Non urlare con me, Tom.” Urlò a sua volta Isabella, “Sono la tua migliore amica, credo sia normale essere preoccupata, porca miseria.”
“Non è normale voler sapere ogni minima cosa mi passa per la testa. Tu, Bill, Samantha... Basta!” Urlò di nuovo, inconsapevole che le sue urla si erano propagate per il resto della casa.
“Ti vogliamo bene testa di cazzo. Forse anche troppo.” Concluse lei scendendo dal ripiano, poi uscì dalla stanza sbattendosi la porta alle spalle; la ragazza tornò in cucina, sotto gli sguardi di tutti, da quel momento la colonna sonora della serata furono il tintinnio delle posate sui piatti e nient’altro.
“Qualcuno vuole il dolce?” Chiese Kris spezzando il silenzio.
“Si grazie, amore.” Rispose Bill, addolcendo la voce, “Qualcuno vada a chiamare Tom, perché se vado io fa una brutta fine.” Aggiunse poi, in tono più duro; il rasta, dopo la discussione con Isabella si era chiuso in stanza e non si era più fatto vedere.
“Vado io, così gli chiedo di portarmi a casa. Non mi sento molto bene.” Rispose Sam scura in volto, spostando la sedia dal tavolo; qualsiasi cosa avesse Tom era per lei, ed era stanca del suo comportamento da bambino di dodici anni; i ragazzi la guardarono annuendo e la mora si dileguò per le scale, quando arrivò davanti la camera del rasta fece un respiro profondo e dopo aver bussato entrò.
“Tom, scusa, non vorrei disturbarti, ma mi sento poco bene; potresti accompagnarmi a casa?” Gli domandò la mora sulla porta, massaggiandosi la pancia.
“Cos’hai?” Le chiese lui, alzandosi di scatto dal letto e andandole vicino, per quanto era convinto della sua decisione, lei era e sarebbe rimasta sempre Samantha, la nanerottola che era riuscita a fargli battere, seppur in minima parte, il cuore.
“Mal di pancia.” Disse lei prontamente, “Credo che mi debbano arrivare...” Aggiunse per essere più credibile.
“Andiamo.” Sopirò il rasta chiudendo la porta...

Il tragitto l’avevano passato in silenzio, ognuno perso nei propri pensieri, ognuno troppo impegnato a cercare le parole adatte da dire all’altro; ogni tanto un sospiro smorzava l’aria, ma era una leggerezza approssimativa, visto che a Sam e Tom sembrava di soffocare dentro l’abitacolo dell’Audi del rasta; quando arrivarono sotto casa della mora gli stomaci di entrambi si chiusero in una morsa.
Il ragazzo stava per aprire bocca, quando la ragazza iniziò a parlare: “Tom, non sono stupida. Il tuo comportamento di oggi l’ho capito. Ce l’hai con me. E non riesco a tollerarti se ti comporti come un adolescente.” Fece una pausa e lo guardò dritto negli occhi, lo scrutò dentro, “Per cui, dimmi cosa diamine ti ho fatto.” Aggiunse con un sospiro profondo, poi restò a guardarlo, il rasta si inumidì le labbra con la punta della lingua poi fece un respiro profondo, chiudendo per un secondo gli occhi, quando li riaprì era finalmente pronto a parlare: “Lo so che il mio comportamento non è stato dei migliori, che sono stato intrattabile per due giorni, ma avevo bisogno di pensare.” Fece una pausa e sospirò nuovamente, “Samy io non ce la posso fare. Non...non sono pronto ad affrontare storie a distanza...” Un’altra pausa e alzò gli occhi, guardandola, stava per ricominciare, ma Sam gli parlò sopra, di nuovo.
“Sei un’idiota!” Sbottò, “Sono due giorni che mi stavo chiedendo dove stessi sbagliando...”
“Lo so Sam, mi dispiace, ma..”
“Ma un cazzo Tom! Sei stato tu quello che disse di provare.” Urlò puntandogli il dito contro, “Sei stato tu a dire di goderci questi giorni...” Cercò di trattenere le lacrime, ma le risultava talmente difficile che scoppiò; a Tom gli si strinse il cuore vedendola, così piccola e così indifesa, ma cercò di non farsi coinvolgere, tra qualche mese non voleva trovarsi al posto di Sam e soffrire in quel modo.
“Lo so che sono stato io. Ma ora è cambiato. Ho capito di non potercela fare.” Spiegò lui, distogliendo lo sguardo dagli occhi della mora per paura di cedere.
“Sono stata una stupida a credere che tu fossi cambiato. Che tutte le cose che hai fatto per me la sera del mio compleanno fossero una realtà palpabile...” Mugugnò lei, strofinandosi gli occhi con le mani, “Ma, a dirti la verità, me l’aspettavo un pochino. Cercavo di non pensarci, ma in cuor mio sapevo che prima o poi non ce l’avresti fatta e saresti tornato ad essere sempre il solito stronzo egoista.”
“Insomma credevi in me, grazie mille.” Rise sarcastico il chitarrista.
“Non fare la vittima perché non lo sei.” Gli disse disprezzante la mora, “Io credevo e credo in te ogni singolo secondo, e credevo anche in noi, ma qualcosa mi diceva di stare attenta, perché Tom Kaulitz non sarebbe mai cambiato.”
“Avresti dovuto dare retta a quel qualcosa.” Mugugnò il rasta; a quelle parole la vista di Sam si annebbiò e la sua mano colpì inconsciamente il viso del ragazzo.
“Sei una testa di cazzo.” Aggiunse, poi scoppiò di nuovo a piangere, presa dal senso di colpa per quel gesto. “E’ la giornata degli schiaffi.” Osservò lui passandosi una mano sulla parte colpita
“Scusa.” Mugugnò, poi alzò la testa e lo guardò di nuovo negli occhi, solo in quel momento Sam si rese conto che durante la discussione Tom non l’aveva mai guardata negli occhi; così alzò la mano e gli prese il mento, costringendolo a voltare lo sguardo: “Dimmi che nulla ha avuto un senso. Dimmi che è stato un gioco fin dall’inizio, dimmelo, ed io me ne andrò, ma devi dirmelo guardandomi negli occhi.” Gli disse con la voce tremolante, guardandolo, entrando ancora una volta dentro di lui.
Tom sospirò con gli occhi quasi lucidi, aveva la bocca asciutta e non riusciva a parlare, s’inumidì le labbra, ma la situazione non migliorò per niente, cercò di farsi forte, cercò in se un minimo di cattiveria che gli era rimasta, scavò nei ricordi per far si che l’ultima scintilla che aveva si trasformasse in fuoco, e pensando ad un ricordo del liceo la scintilla riprese ad ardere; prese la mano di Samantha e la stacco dalla sua mandibola, lasciò le loro mani unite, forse per l’ultima volta e parlò: “Avevo bisogno di distrarmi, ma non potevo permettermi altri scandali, e tu sei capitata a pennello, quindi si, era solo un gioco, un divertimento...un passa tempo.” Le disse; Sam tolse la mano dalla sua e se la mise del giacchetto chiusa in un pugno, cercando di trattenere il moto di rabbia che le si era innescato, molto elegantemente lo guardò, si avvicinò, gli diede un leggero bacio a fior di labbra e poi scese dalla macchina, senza sbattimenti di portiere, senza urla; camminò a testa alta fino al portone, ma quando si richiuse questo alle sue spalle scoppiò, prendendo a pugni il muro limitrofo e piangendo, quando si accorse di non sentire più dolore alla mano, quando si accorse che questa stava sanguinando, si accasciò a terra e pianse con la testa tra le mani ed il cuore a terra che, in un attimo, si era rotto in mille pezzi.

Continua...

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SuSpAnE

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tu devi assolutamente continuare

One Day I'll Be Ready To Go See The WORLD BEHIND MY WALL?


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Hey
Die Welt hält für dich an
Hey
Hier in meinem Arm
Für einen Tag
Für eine Nacht
Für einen Moment
In dem du lachst
Wir durchbrechen die Zeit
Gegen jedes Gesetz
Für immer du und Ich
Für immer jetzt



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rikordo

 
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oddio povera sam :( continua amore
 
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CITAZIONE
“Ma lo vedete! Lei fa tutta la carina e lui è una bestia.” Sbuffò Bill, incrociando le braccia al petto.

ha ragione!!! oddio lo ha schiaffeggiato... O___O che scena!!! e Tom ha ragione.. è la giornata degli schiaffi!! ahahah Sam ha fatto bene!!! Tom è proprio un egoista... non vuole soffrire... ma pensa che sarà solo lui a soffrire x la lontananza??? che stupido... ora la sta uccidendo... povera Sam... ç___ç questo capitolo è veramente intenso... ha fatto piangere anke me...ç___ç continua presto!

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Ciau Dennyyyy <3
sono Dia xD mi sono intrufolata nella tua firma xD
oltre che nel tuo account x°D
Vanno bene le immi che ti ho messo?xD Spero di sì
perchè ci ho quasi rimesso il mio account u-ù xD
volevo solo dirti che ti voglio un mondo di bene <3
Non cambiare mai <3


Set by Ire;; tutto impostato da Dia xD
 
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view post Posted on 4/11/2009, 17:36Quote
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CITAZIONE
questo capitolo è veramente intenso... ha fatto piangere anke me...ç___ç

Confesso che io ho pianto mentre scrivevo ;_;

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Aaaaallora... Mi devo far perdonare u.u è troppo tardi per lasciare n commento! Jadina mia lo so che mi adori e quindi accetterai questo commento lo stesso anche se dopo anni e se ti avevo promesso di postarlo non so quanto tempo fa xDDD Allora, basta ciarlatanare su su mettiamoci a lavoro! u.u

CITAZIONE (.Jada. @ 2/11/2009, 17:27)
Stanco di tutto si alzò dal letto e dopo essersi messo una tuta scese giù; entrato in cucina si preparò un’enorme ciotola di cereali e se la portò il quella che amava chiamare ‘la stanza delle chitarre’. Chiuse la porta alle sue spalle e si diresse verso il muro, prese una Gibson a caso e ed iniziò a pizzicare le corde, mentre ogni tanto masticava il suo spuntino notturno; sospirò pensando a cosa lo attendesse il giorno dopo.

Beh ma lo spuntino di mezzanotte ci voleva giustamente! u.u Pure te ma che te pensi? Ma cioè! Tom Kaulitz potrebbe sciuparsi senza spuntino! E se si sciupa dopo è a discapito di Sam! xDD Anche se da come è andato il capitolo -.-

CITAZIONE (.Jada. @ 2/11/2009, 17:27)
“Che fai, resti in macchina?” La domanda di Tom la destò dai suoi pensieri, la mora sbuffò e scese dalla macchina, per poi seguire il rasta che si apprestava a raggiungere l’ascensore per risalire dal parcheggio sotterraneo; una volta che le porte di ferro si chiusero alle sue spalle Sam si poggiò al petto del rasta, facendolo sussultare, poi si alzò in punta di piedi e baciò le sue labbra; inizialmente Tom rimase interdetto, ma poi, si sa, la carne è debole ed in men che non si dica le labbra del ragazzo si muovevano con quelle della mora.
“Pensavo fossi incazzato.” Gli disse lei a fior di labbra.
“Ti ho già detto che non è così.” Rispose il rasta, scansandola leggermente.
“E’ che mi sembri pensieroso...come se mi dovessi dire qualcosa...” Osservò lei, accarezzandogli una guancia.
“E basta con questa paranoia!” Sbuffò Tom, scansandosi bruscamente, “Porca miseria, non è che ogni giorno devo essere sempre sorridente e amorevole, che cazzo!” Aggiunse quasi urlando, quando si accorse che l’aveva trattata veramente di merda era troppo tardi, le porte si erano aperte e Sam era usciva camminando spedita, a testa alta, verso il gate d’arrivo di Isabella e Gustav, dove li aspettavano gli altri.
“Cazzo!” Mugugnò Tom a denti stretti, aggiungendo una serie di imprecazioni e velocizzando il passo per raggiungere la ragazza.
“Sam, non correre.” Disse con il fiatone, raggiungendola.
“Tom, vai a prenderti un calmante e lasciami stare.” Rispose lei, continuando a camminare; poi vede Bill e aumentò ulteriormente il passo, come se avesse visto una spiaggia sicura su cui approdare, lontano e al sicuro dai pericoli del mare.

Ok... Tom è stato uno stronzo, bastardo, puttano! Dio mio un po di delicatezza! Ma io dico! Povera Sam :cry: Ma non può farle così T_T

CITAZIONE (.Jada. @ 2/11/2009, 17:27)
“Ma lo vedete! Lei fa tutta la carina e lui è una bestia.” Sbuffò Bill, incrociando le braccia al petto.

Beh Lui... Bill *O* Sempre dolce! che prende le difese di Sam! Che carino! *-* Poi Georg! Per fortuna che c'era lui che ha bloccato i gemelli... Già me li immaginavo a picchiarsi al centro della folla all'aereoporto! xDDD

CITAZIONE (.Jada. @ 2/11/2009, 17:27)
Tom sospirò con gli occhi quasi lucidi, aveva la bocca asciutta e non riusciva a parlare, s’inumidì le labbra, ma la situazione non migliorò per niente, cercò di farsi forte, cercò in se un minimo di cattiveria che gli era rimasta, scavò nei ricordi per far si che l’ultima scintilla che aveva si trasformasse in fuoco, e pensando ad un ricordo del liceo la scintilla riprese ad ardere; prese la mano di Samantha e la stacco dalla sua mandibola, lasciò le loro mani unite, forse per l’ultima volta e parlò: “Avevo bisogno di distrarmi, ma non potevo permettermi altri scandali, e tu sei capitata a pennello, quindi si, era solo un gioco, un divertimento...un passa tempo.” Le disse; Sam tolse la mano dalla sua e se la mise del giacchetto chiusa in un pugno, cercando di trattenere il moto di rabbia che le si era innescato, molto elegantemente lo guardò, si avvicinò, gli diede un leggero bacio a fior di labbra e poi scese dalla macchina, senza sbattimenti di portiere, senza urla; camminò a testa alta fino al portone, ma quando si richiuse questo alle sue spalle scoppiò, prendendo a pugni il muro limitrofo e piangendo, quando si accorse di non sentire più dolore alla mano, quando si accorse che questa stava sanguinando, si accasciò a terra e pianse con la testa tra le mani ed il cuore a terra che, in un attimo, si era rotto in mille pezzi.

Cioè questa parte mi ha spezzato il cuore! :cry: Stavano così bene insieme! E poi come cazzo ha fatto Tom a dirle quelle cose? O_O Cioè la ama! E si sa che la ama! è inutile nasconderlo! Cioè Sam poverina non se lo meritava! è stata così dolce e buona con Tom! E gli ha insegnato ad amare! *O* Poveraaa! T_T Non puoi fagli questo! u.u
Quindi continua! up! u.u Falli rimettere insieme nell'ultimo capitolo T_T

Dato che ho finito di citare... Esprimo il mio parere... Come ti ho già detto quando leggo questa FF tutte le altre vengono sminuite, quando la leggo sento le emozioni dei protagonisti ed è semplicemente fantastica! *O* Love sei bravissima! Adoro la tua ficchy e ti adoro! Cioè è bellissima! u.u Tranne per il fatto che si sono lasciati -.-
Comunque continuala presto! T'amooooH muaaaah :*:* ♥

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Tokio Hotel grazie per le emozioni che mi avete dato il 06/07/08 e il 26/09/09, grazie per quelle che mi date e per quelle che mi darete il 11/04/10 *____*

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view post Posted on 6/11/2009, 17:48Quote
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Eccoci qua, questo è il penultimo capitolo.
Sì avete capito bene. I fazzoletti prendeteli al prossimo capitolo, all'ultimo.
Non so se ci sarà un epilogo, non credo.
I ringraziamenti li farò la prossima volta, ora godetevi queste 6 pagine di word.
Le parti in corsivo sono pezzi di canzone, la canzone che da il titolo al tutto, la canzone il cui player è sotto il titolo e che, se volete, potete mettere come sottofondo.
Spero che il capitolo vi piaccia e vi faccia emozionare almeno un pò di quanto abbia fatto emozionare me.
{Piccola spiegazione: tutti i pezzi divisi da questo segno ----
sono momenti che accadono in un arco di tempo minore da loro, quasi in simultanea, quelli con gli asterischi accadono leggermente dopo, mentre lo spazio solo vuol dire che il distacco temporale è maggiore *finecommunicazionediservizio*
Buona lettura.



Capitolo 25
Lontano dal tuo sole




“Sono pronto per rialzarmi ancora,
è il momento che aspettavo e ora
nonostante questo cielo sembri chiuso su di me...”



Stava bene.
Stava stranamente bene.
Per quanto il cuore fosse in mille pezzi, per quanto l’umore fosse nero, Samantha stava bene; o almeno era quello che continuava a ripetersi mentre preparava le valige, mentre piegava una felpa di Tom rimasta in casa sua, o mentre parlava con Rob.
“Ma sei sicura?” Le chiese di nuovo l’amico.
“Si, sto benone.” Ribadì lei, annuendo; pensava che più in fretta si sarebbe auto convinta, più la gente avrebbe smesso di farle mille domande.
“Sam, sono tre volte che pieghi quella maglia, e la metti dentro, e la tiri fuori di nuovo.” Osservò il ragazzo pacato, “A me non sembra che tu stia benone.”
“Invece ti sbagli va tutto alla grande” Ribadì lei, con una risata isterica, “E’ che sono indecisa se portarla o meno.” Cercò di giustificarsi, “Insomma ho due valige piene.” Sbuffò sedendosi sul letto; prese una sigaretta e se la portò alla bocca, l’accese e aspirò una quantità elevata di nicotina.
“Bill mi ha chiesto se saresti passata a salutarlo.” La buttò lì il ragazzo, sedendosi vicino l’amica.
“Si, penso che andrò a salutarli domani, prima di andare in aeroporto, oramai è tardi.” Rispose facendo un altro lungo tiro di sigaretta, “Bill sa qualcosa?” Domandò poi.
“Non lo so. Io non gli ho detto niente, ma pensa che avrà intuito qualcosa.” Le disse l’amico, accarezzandole la schiena, odiava vederla in quello stato, ed era già la seconda volta che Sam si trovava così per colpa di Tom...
“Resti a cena qui?” Le chiese lei, guardandolo negli occhi.
“Certo, chissà poi quando ci rivedremo.” Rispose Rob, con un sorriso amaro.
“Devi venirmi a trovare Rob, promettimelo.” Gli disse la mora, con gli occhi lucidi, il ragazzo annuì e l’abbracciò, raccogliendo ancora una volta le sue lacrime. Sam si strinse forte all’amico, come avrebbe fatto a Roma senza di lui? Rob gli sarebbe mancato più di tutti, gli sarebbe mancata la spalla su cui piangere, lo scoglio al quale sorreggersi, gli sarebbe mancato l’amico di sempre.


La notte l’aveva passata quasi tutta in bianco. Come non gli accadeva da tempo aveva aspettato il rientro di suo fratello sveglio, vigile, ma come sempre si era addormentato un secondo prima che il gemello rientrasse in casa. Sbuffò alzandosi dal letto, erano le cinque del pomeriggio e le occhiaie gli arrivavano alle ginocchia, si andò a fare una doccia e poi si mise in tuta, non aveva voglia di mettersi in tiro, e stranamente non aveva voglia di truccarsi, di li a poche ore Sam sarebbe partita e tutto gli sembrava così cupo e buio in casa; con la partenza di Sam suo fratello sarebbe tornato ad essere l’animale di sempre, molto probabilmente la sera precedente l’aveva lasciato, troppo codardo per assumersi le proprie responsabilità.
Il punto è che Bill aveva fallito.
Si era messo in testa di aiutare il fratello, lo voleva aiutare a crescere, voleva fargli capire almeno un po’ il significato della parola amore, e quando la sera prima capì che Tom era sempre lo stesso, una voragine gli si aprì all’altezza del petto, il grande Bill Kaulitz, colui che parla sempre dell’amore come qualcosa di celestiale ed ultraterreno aveva fallito; come un automa scese in cucina e qui vi trovò il fratello intento a leggere un giornale, i due non si salutarono neanche, Bill era troppo impegnato a crogiolarsi nei propri dolori, mentre Tom era troppo occupato a spolverare i volti di vecchie conquiste che si erano accumulati nella sua mente e a decidere cosa fare la sera dell’ultimo dell’anno, quella sera.
“Ci credi che ci hanno paragonato di nuovo ai gemelli Gallagher. Si aspettano una lite da un momento all’altro.” Osservò il rasta, continuando a leggere il giornale.
“Secondo me non dovranno aspettare molto.” Mugugnò il moro, senza essere sentito dal fratello, “Comunque, a momenti arrivano delle persone.” Disse vago, alzando il tono di voce, sicuro che avrebbe capito.
“Ah si?” Chiese il rasta, alzando lo sguardo al di sopra del giornale, “Io tanto stavo uscendo.” Spiegò chiudendo il giornale, prevedibile come sempre.
“Dove vai? Se posso chiedere...” Domandò Bill accendendosi una sigaretta.
“Devo vedere un paio di persone per questa sera. Non è facile organizzarsi all’ultimo minuto.”
“Eh, certo, uomo di mondo.” Lo derise il moro, buttando fuori il fumo precedentemente aspirato.
“Ovvio.” Sorrise Tom, senza dare peso alle parole del gemello.
“Vabbè, sta sera torni o ci vediamo direttamente l’anno prossimo?” Chiese Bill vedendo il fratello alzarsi dalla sedia.
“Non lo so Bill.” Rispose sbrigativo lui agitando la mano in aria, doveva andarsene, ed in fretta; salì le scale a due a due e si fiondò in camera per prendere la felpa, ma quando chiuse la porta era già troppo tardi: il campanello di casa aveva suonato e Bill era andato ad aprire, facendo entrare Sam e Rob; con un sospiro il rasta entrò il camera senza sbattere la porta e si buttò sul letto, quella giornata sarebbe stata la più lunga della sua vita.

“Ciao ragazzi.” Trillò Bill andando ad aprire a Sam e Rob, abbracciò la mora, riempiendola di baci sulla testa.
“Ciao Bill” Rispose lei, stringendosi forte al petto del ragazzo, “Come stai?” Gli chiese staccandosi un poco.
“Io bene, tu piuttosto?” Domandò lui, apprensivo.
“Io sto bene.” Rispose la mora arricciando il labbro, distolse lo sguardo dagli occhi di Bill, troppo uguali a quelli del gemello, troppo penetranti.
“Ma venite, andiamo di la in salotto.” Gli fece strada il moro, da perfetto padrone di casa,; il suo braccio scese sui fianchi di Sam e camminò abbracciato con lei, le sarebbe mancata terribilmente.
“Kris dov’è?” Chiese Rob sedendosi sul divano nero in pelle.
“Arriverà a momenti.”
“Samantha!” Urlarono dalle scale, e la mora, girandosi, poté riconoscere il sorriso di Georg, i lineamenti dolci di Isabella, gli occhi premurosi di Gustav; e in quel momento preciso istante Sam capì che forse non era pronta a partire, non era pronta a lasciare tutto, non era ad abbandonare gli amici, non ci stava capendo più nulla, mille pensieri le si erano formati in un solo secondo...
“Vado un attimo in bagno.” Si alzò cercando di sorridere e corse al piano di sopra, sotto gli sguardi comprensivi di tutti; Sam entrò nel primo bagno che trovò e si sedette sul bordo della vasca, sospirò e si tirò indietro i capelli, cosa le stava accadendo? Lei stava bene, lei doveva stare bene.
Si alzò e andò davanti lo specchio, fissò il suo riflesso, fissò le lacrime che uscivano dai suoi occhi e scendevano sulle sue guance, terminando sulle labbra; un singhiozzo e poi un altro, e un altro ancora, non riuscì a smettere e prese a piangere, si accasciò poggiando la schiena sulla porta, ripetendosi comunque di star bene.

_______



Tom, dalla sua stanza, aveva sentito solo dei forti passi, veloci e pesanti, aveva sentito la porta del bagno chiudersi di botto e poi il silenzio; si alzò dal letto e si avvicinò alla porta del bagno, inizialmente non sentì nulla, poi un gemito basso, un sospiro ed infine una valanga si singhiozzi.
Non è Samantha.
Non è Samantha.
Non è Samantha.
Cercò di auto convincersi, inutilmente.
Mise la fronte sulla porta e lentamente scivolò giù, come le lacrime sul suo viso.
E si rese conto di aver fatto una cazzata, una di quelle grandi, che solo una volta nella vita fai; tirò sul con il naso, si alzò e tornò sul letto, a cazzate come quelle non c’è mai rimedio, ora doveva solo godersi la vita, senza pensare al passato. Un nuovo anno sarebbe iniziato di li a qualche ora e lui era una giovane rockstar con uno splendido futuro davanti; sorrise convincendosi di ciò, ma con un buco all’altezza del petto.

***




Anche Kris era arrivata e quando Sam scese giù l’abbracciò così forte che la mora rimase senza fiato per qualche secondo.
“Come stai?” Le chiese Bill quando tornò seduta vicino a lui.
“Bene.” Annuì lei, “Dovevo solo fare la pipì.” Spiegò poi cercando di essere convincente.
Il cielo oramai era quasi buio, quando Samantha sospirò guardando l’orologio il moro le strinse la mano, consapevole che di li a poco ci sarebbe stato il loro saluto; la ragazza si alzò ed automaticamente, nella sala, si alzarono tutti; mordendosi il labbro andò da Georg e l’abbracciò: “Mi raccomando, promettimi di pensarmi mentre ballerai qualsiasi canzone.” Gli disse stringendolo forte.
“E tu promettimi che farai lo stesso.” Le sussurrò lui; la mora annuì con un groppo alla gola e sorrise, poi si spostò da Gustav ed Isabella e li abbracciò entrambi, anzi, li abbracciò tutti e tre.
“Dovrete farmi sapere il sesso, il giorno previsto per il parto; dovrete mandarmi le foto delle ecografie, insomma, tutto.” Si raccomandò accarezzando il pancione della ragazza.
“Stai tranquilla.” La rassicurò Isa, con gli occhi velati dalle lacrime e la voce tremante, “Ci mancherai tantissimo.” Aggiunse abbracciandola di nuovo.
“Anche voi.” Ricambiò lei, poi passò da Kris, abbracciò forte la ragazza di uno dei suoi migliori amici.
“Tienilo d’occhio.” Le sussurrò.
“Ti informerò su tutto.” Ridacchiò la ragazza allentando l’abbraccio.
Bill era davanti a lei, con le mani sui fianchi, salutarsi era più difficile di quanto avessero pensato, entrambi; Sam si avvicinò lentamente e lo guardò negli occhi, il moro, in silenzio, annullò tutte le distanze e l’abbracciò stringendola forte al suo petto. Samantha iniziò a piangere, bagnando la maglietta del ragazzo, il quale non riuscì a trattenere tutte le lacrime; il resto dei ragazzi si spostarono al piano di sopra e Rob andò in veranda, lasciando ai due la privacy necessaria.
“Sam mi mancherai tanto, tanto.” Le sussurrò poggiandole le labbra sulla sua fronte.
“Mi mancherai tantissimo anche tu, Bill.” Sospirò lei, cercando di asciugarsi le lacrime.
“Promettimi di non sparire, di farti sentire sempre.”
“Te lo giuro.” Mugugnò lei, nascondendo il volto nell’abbraccio del ragazzo, il moro prese la sua testa e delicatamente gliel’alzò, poi guardò i suoi occhi azzurri: “Ti voglio bene.” Le disse.
“Ti voglio bene anch’io.” Rispose la ragazza, stringendo la mano del vocalist.
“Scusate, ma Sam, facciamo tardi, e tu perdi il volo.” S’intromise Rob; i due annuirono e sciolsero l’abbraccio, lasciando incatenate solo le mani.
“Se lo vedi...” Disse lei, con voce tremante, “Quando lo vedi...salutamelo.” Aggiunse dopo, con un sospiro; il vocalist annuì, in un misto tra rabbia e rammarico; lentamente le loro mani si sciolsero e Sam uscì dalla porta di casa, lasciandovi dentro un pezzettino di cuore.

***



Bill rimase in cucina, qualche minuto, o forse un’ora, ma quando si rese conto di fissare da troppo tempo una mattonella del pavimento si destò da quella specie di trans e come una furia salì le scale.
“Bill, come stai?” Gli chiese Kris, incrociandolo sul corridoio, “Stavo venendo da te.” Aggiunse la ragazza, dolcemente.
“Sì Kris, dopo.” La scansò lui; non poteva permettersi distrazioni, erano le nove meno cinque della sera di Capodanno, aveva circa mezz’ora di tempo per far capire a quel coglione di suo fratello che...che era un coglione. E poi doveva vestirsi per andare fuori con Kris; fece un respiro profondo ed entrò nella stanza del fratello.
“Parliamone.” Disse tirandolo per un braccio e facendolo cadere dal letto.
“Ma sei deficiente!?” Sbraitò il rasta, rialzandosi.
“No, sei tu quello stupido.” Rispose serafico il moro, poi si piazzò davanti al fratello.
“Che diamine vuoi, Bill?” Chiese il chitarrista, sprezzante.
“Voglio che tu ammetta i tuoi errori.” Rispose lui, puntandogli il dito contro.
“Errori? Quali errori?” Domandò ridendo.
Bill sospirò cercando di rimanere calmo, “Non fare il gradasso con me Tom, io ti conosco.”
“Ah si?” Rise il Kaulitz maggiore, scettico, poi si accese una sigaretta, “Sentiamo.” Aggiunse.
“Non mi metti paura con il tuo atteggiamento. E se non corri in aeroporto starai male per molto tempo, molto.” Spiegò il moro, con le mani sui fianchi.
“E’ tutto?”
“Sì, è tutto.” Sospirò Bill.
“Bene, quella è la porta.” Gli disse serafico Tom, indicando la porta.
“Come prego?”
“Ho detto che quella è la porta.” Ribadì alzandosi, “E ora tu uscirai di qui di tua volontà.”
“Ti ripeto, non mi metti paura.” Ribatté Bill, guardandolo con aria di sfida, se farsi la guerra voleva dire fargli capire le cose, allora gli avrebbe fatto la guerra, anche se aveva a disposizione poco tempo.
“Bill, porta il tuo culo fuori da qui, e lasciami in pace!”
“Stai già soffrendo, vero?” Lo schernì il moro, alzando il sopraciglio, “E’ così, ammettilo.” Continuò.
“Inizio a perdere la pazienza.” Rispose il rasta a denti stretti.
“Perché sai che ho ragione.” Cantilenò il vocalist, indietreggiando di un passo.
“Bill, mi spieghi perché diamine vuoi ritrovarti un livido sul tuo bel visino?”
“Le tue minacce mi scivolano addosso.”
“CHE ACCIDENTI VUOI CHE TI DICA, ALLORA?!” Urlò il rasta spingendo il fratello fuori la porta.
“VOGLIO CHE TU MI DICA LA VERITA’!” Rispose Bill, urlando a sua volta, scendendo le scale al contrario e rischiando di cadere.
“Bill, non c’è nessuna verità, o meglio non c’è niente che tu non sappia già.”
“MA VOGLIO CHE TU LO AMMETTA!” Strillò di nuovo il moro.
“COSA DEVO AMMETTERE, EH!?”
“Qualsiasi cosa ti passi per quella testa bacata.” Sospirò Bill, era arrivato lentamente in salotto ed ora lui ed il fratello si fronteggiavano davanti al divano.
“Sam mi manca da pazzi. E sono stato un coglione.” Disse Tom, “Ora posso andare a vestirmi?”
“E ti arrendi così?” Gli chiese il fratello alzando un sopraciglio.
“E che dovrei fare eh? Dopo quello che ho detto, giustamente, non mi vorrà più vedere.” Spiegò sconfortato il chitarrista.
“Cazzo Tom!” Gracchiò Bill dandosi uno schiaffo sulla fronte, “Corri, vai da lei, dille cosa provi, dille che la ami..dille che...”
“Bill io non la amo! So che è difficile da capire, ma ancora non la amo!” Lo interruppe il rasta.
“Non devi dirle proprio di amarla, non devi fare una dichiarazione d’amore, le devi dire quello che ti detta il cuore in quell’istante.”
“Ma...”
“Ma un cazzo!” Lo zittì il fratello, “Siccome poi toccherà a me sentire le tue pippe mentali prendi la macchina e corri in aeroporto, se fallirai avrai un buon motivo per rompere i coglioni!” Gli disse schietto mentre gli porgeva il mazzo di chiavi dell’Audi; Tom guardò le chiavi penzolare dalle dita del fratello, cos’aveva da perdere? Cosa aveva da guadagnare? Aveva seguito un ragionamento tutto suo in questi giorni e aveva torto. Per quanto potesse tentare di auto convincersi del contrario, stava sbagliando tutto, lui non poteva stare senza di lei, non poteva vivere con la certezza di averla fatta soffrire.
“TOM!” Urlò il moro, scuotendolo dai suoi pensieri, il rasta lo guardò, prese le chiavi e gli chiese quanto tempo avesse a disposizione.
“L’aereo è alle dici, sono le nove e quaranta. Devi volare sull’autostrada.” Gli disse, mentre il chitarrista stava già schizzando di fuori, poi si fermò sulla porta e lo abbracciò: “Ti voglio bene, Bill.”
“Corri Tom!” Gli disse lui staccandosi dall’abbraccio e spingendolo, “E ti voglio bene anche io.” Urlò prima che il gemello entrasse nell’Audi e partì.
Quando Bill entrò in casa trovò otto paia di occhi che lo fissavano allibiti e con il sorriso sulle labbra.
“Bravo amore.” Gli sorrise Kris, Bill fece un occhiolino generale, si stravaccò sul divano e si accese una sigaretta.
“Speriamo che arrivi in tempo.” Sospirò, in fin dei conti lui aveva fatto l’impossibile, era riuscito ad aiutarlo, ora stava tutto nelle mani callose di suo fratello.

***



”Sulla strada
troppe stelle spente
la tua mano ora servirebbe...”



Aveva fatto il check-in.
Aveva imbarcato le valige.
Mancava solo lei.
“E’ ora.” Sospirò Rob, avvicinandosi per abbracciarla.
“Mi raccomando, ti aspetto dopo le feste.” Le disse la mora, puntandogli il dito contro con un sorriso bonario.
“Certo.” Annuì lui, aprendo le braccia e accogliendo l’amica.
“Come farò senza di te Robert?” Sbuffò lei.
“Amore, il mondo è pieno di gay, ne troverai un altro. E fa che sia un figo.” Si raccomandò facendola ridere, “Mi raccomando, chiamami quando arrivi, e chiamami ogni giorno.”
“Tranquillo.” Sospirò lei, deglutendo sonoramente...
“Ultima chiamata per il volo 3578 per Roma, i passeggeri sono pregati di...” Recitava la voce metallica.
“A presto Sam.” Le disse l’amico, la mora annuì e raggiunse velocemente il gate.
Una volta arrivata sull’aereo si accomodò al suo posto, prima classe, e tirò su la tendina dell’oblò, sospirò, intorno a lei i suoni erano ovattati, in lontananza, la sua mente era in altri posti lontani, nei ricordi, nei baci, nelle carezze di quei mesi, sospirò di nuovo e quando l’aereo di assestò in volo una lacrima le scese silenziosa giù per le guance, stava lasciando Berlino, stava lasciando i suoi amici, stava lasciando definitivamente Lui.

_______



Se avesse incontrato un posto di blocco l’avrebbero arrestato, oppure l’avrebbero preso per matto, visto che girava con una magliettina a maniche corte in pieno trent’un Dicembre.
Tom guidava come un pazzo, non si era fermato a tre stop, aveva passato di gran lunga il limite di velocità e parcheggiò l’Audi di traverso in seconda fila, fatto sta che non gliene fregava una cazzo di niente e di nessuno, se non di correre a perdifiato.
Si fermò davanti il tabellone delle partenze e con il fiato corto cercò il gate dell’aereo per Roma, non lo trovo.
“Tom?” Chiesero alle sue spalle, il rasta si girò e non fu mai così felice di vedere Rob.
“Rob!” Urlò, poi corse verso di lui e lo strattonò per le spalle, “Dov’è Sam?” Gli chiese scuotendolo.
“E’ troppo tardi Tom.” Disse lui, guardandolo storto.
“No. No. No. No.” Ripeteva il ragazzo in preda ad una crisi di panico.
“Tom, il suo aereo parte tra due minuti, è troppo tardi.” Ribadì il ragazzo.
“Non è mai troppo tardi Rob, mai.” Disse il rasta, “Dimmi il gate, per favore.”
“Il quattro.” Rispose automaticamente l’inglese, “Non ce la farai.” Aggiunse urlando al chitarrista che già aveva ripreso a correre.
Arrivò davanti l’ingresso del gate, ma venne bloccato da una guardia, il ragazzo tentò di spiegargli, tentò di corromperlo, tentò di fargli pena, ma non c’era niente da fare: di li non si passava, e l’aereo era partito.
“VAFFANCULO!” Urlò prendendo a calci un secchio dell’immondizia.
“E’ solo colpa tua, Tom.” Gli disse Rob, scorbutico, “Se non fossi stato così immaturo, così irresponsabile, forse lei non sarebbe partita nemmeno, o forse saresti con lei su quell’aereo.” Aggiunse, facendo sentire ancora peggio il ragazzo.
“Rob io devo vederla. Le devo mille scuse, le devo dire che lei è l’unica ragazza di ci mi è mai importato veramente qualcosa, Rob, io gliele devo dire queste cose!” Disse Tom, mordendosi le labbra con talmente rabbia da farle sanguinare.
“Io non posso farci nulla, il danno è fatto.” Sospirò il ragazzo, poi si tolse la grande sciarpa di lana e la sistemò sulle spalle del ragazzo: “Ti prenderà un accidenti.” Gli disse; Tom si alzò di scatto, come punto da uno spillo e spalancò gli occhi, mentre un sorriso si dipinse sulle sue labbra.
“Tu sai l’indirizzo di casa di Sam? Di quella di Roma intendo.” Gli domandò speranzoso.
“Sì perché?” Chiese lui.
“Perché te l’ho detto, non è mai troppo tardi.” Sorrise, con una speranza in più. “Scrivimelo su un foglio, io intanto faccio una telefonata.” Gli disse, poi si allontanò leggermente, componendo un numero sul palmare.

***



”Io son qui in un mondo che ormai
gira intorno a vuoto
lontano dal tuo sole
e piove, ma io qualche cosa farò
per sentire ancora
tutto il calore che ora non ho...”



Roma, la città eterna.
Samantha era sempre stata affascinata dalla sua storia; la sabbia del Colosseo aveva il potere di incantarla, succedeva ogni volta che andava a visitare il monumento, era successo quando andò a Roma a tredici anni, le successe ora a vent’anni.
Il taxi bianco sfrecciava per le vie di Trastevere deserte a quell’ora, ma non tanto perché fossero le dieci passate, ma perché erano le dieci passate dell’ultimo giorno dell’anno; i ragazzi si erano riversati tutti sotto l’ombra del Colosseo, per le vie del centro, pronti a festeggiare tutti assieme, amici, parenti, persone mai conosciute prima si sarebbero scambiati gli auguri per un anno migliore, e Sam sentiva che quello che stava per entrare di anno sarebbe stato migliore, lo sentiva e lo sperava.
Una volta che il taxi parcheggiò sotto un portico davanti Castel Sant’Angelo, la mora pagò l’uomo alla guida e scese, trascinando con se i due trolley; dalla borsa prese la chiave che Denise le aveva dato ed aprì il portone. Subito venne investita da quell’odore che solo certi palazzi hanno, prese l’ascensore e pigiò il tasto con il numero sette, l’ultimo piano, il suo; quando le porte si aprirono si ritrovò davanti un ulteriore porta, l’aprì ed entrò in quella che sarebbe stata la sua nuova casa.
L’odore dei mobili nuovi si insinuò nelle sue narici, disgustandola un poco, poggiò le valige nella camera da letto e partì all’esplorazione di quell’attico.
Tutta la casa era arredata in stile etnico, dove i colori principali erano il rosso ed il nero, Denise sapeva bene cosa le piaceva e cosa no, così aveva reso quella casa ancora più accogliente; il grande letto basso si trovava al centro esatto della stanza, ai suoi lati vi erano due bellissime lampade in stile africano, ed al muro capeggiava un enorme quadro che ritraeva la savana, anche lì il colore che spiccava era il rosso.
La cucina era immensa, l’isolotto in rovere nero troneggiava nel mezzo della stanza e i mobili rossi davano un aria chic al tutto, il parquet, scuro anch’esso, era l’aggiunta perfetta a quella combinazione.
Aprì il frigo, e lo trovò pieno, sicuramente Denise aveva incaricato qualcuno di farle la spesa, vi era una bottiglia di champagne con sopra un post-it dove la donna le augurava un buon anno, Sam rise amaramente, si trovava lontano da casa, lontano dai suoi amici, lontano da tutti, ma soprattutto lontano da Lui.
Da lui che era stronzo, egoista, egocentrico, che era sbruffone, maniaco, rompipalle, infantile, privo di senso del dovere, ma comunque lontano da lui che era stato il suo sole.
Sospirò mentre prendeva una bottiglia di birra, in qualche modo avrebbe dovuto accogliere il nuovo anno, estrasse dal cassetto della cucina l’apri bottiglie e tolse il tappo alla bevanda, poi prese il plaid sul divano del salotto ed uscì in balcone.
L’aria fredda le fece accapponare la pelle, anche se era abituata a molto peggio.
Guardò il cielo, nero come la pece, con qualche stella; guardò in avanti e vide Roma, vide la cupola di San Pietro regnare su tutto, vide il Tevere fare la sua corsa solitaria, in silenzio; bevve un sorso di birra e quando il cielo nero si tinse di mille fuochi sospirò di nuovo.
“Buon anno.” Disse a se stessa, ma lo disse anche a loro, lo disse a Rob, a Bill, a Georg, a Kris, a Gustav e ad Isabella, lo disse a Lui.

_______



Tom correva per una città semi sconosciuta, correva a perdifiato, dando spallate qua e la, sentì dei botti, ma non si voltò indietro, Rob gli aveva dato un preciso indirizzo e il tassista gli aveva indicato la via più breve per raggiungerlo, visto che le persone che si erano riversate per la strada non permettevano alle macchine di passare facilmente...
Il rasta correva tenendosi i pantaloni e ripetendosi la via mentalmente, ce l’avrebbe fatta, Lui ce l’avrebbe fatta.

_______



Una piccola lacrima le solcò il viso, la scacciò subito e si godette la visuale, sotto il palazzo molti ragazzi urlavano in Italiano, non capiva un accidente e decise che avrebbe imparato la lingua, da sola; magari si sarebbe segnata in palestra, avrebbe sicuramente fatto amicizie li; avrebbe frequentato un corso di cucina, così quando sarebbe tornata in Germania avrebbe cucinato per tutti le prelibatezze italiane; forse avrebbe comprato anche un cane, o un gatto, qualcuno che le avrebbe fatto compagnia nelle serate più fredde; si sarebbe rifatta una vita, lontano da fidanzati famosi, lontano da occhi indiscreti. Ed improvvisamente si ritrovò a sorridere, serena, era iniziato un nuovo anno, e lei era piena di progetti; sempre sorridendo rientrò in casa e poggiò plaid e birra in salotto, andò a fare pipì e, una volta fatta, si mise il cappotto, sarebbe scesa in strada e avrebbe festeggiato con le altre persone, e magari avrebbe incontrato qualcuno di speciale, o che con il tempo sarebbe potuto diventare.
Con una consapevolezza in più ed un sorriso stampato sulle labbra rosee si accinse ad aprire la porta, ma una volta aperta il sorriso sulle labbra si tramutò in una smorfia di rabbia e stupore.
“Sam!” Ansimò il ragazzo, reggendosi allo stupide della porta.
“Tom, che diavolo ci fai qui?!” Chiese la ragazza alzando un sopraciglio, incredula; e tutte quelle piccole consapevolezze, tutti quei piccoli progetti caddero nel profondo di un paio d’occhi color nocciola.

Continua...

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"Non è il volto, ma le sue espressioni. Non è la voce, ma il modo di parlare. Non è come ti sta quel corpo, ma le cose che ci fai.
Tu sei bella."








©.Jada.
Se copiate, avrete una morte
Lenta & Dolorosa.
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Yummy, lecker, lecker leckeer Wafflen!

 
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SuSpAnE

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 27/11/2009, 23:13


wow wow wow...bellissimo..l'ho letto con di sottofondo la performance degli ema..emozione unica...

One Day I'll Be Ready To Go See The WORLD BEHIND MY WALL?


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Hey
Die Welt hält für dich an
Hey
Hier in meinem Arm
Für einen Tag
Für eine Nacht
Für einen Moment
In dem du lachst
Wir durchbrechen die Zeit
Gegen jedes Gesetz
Für immer du und Ich
Für immer jetzt



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rikordo

 
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view post Posted on 6/11/2009, 20:05Quote
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Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 23:26, 4 minuti fa


Oddio io adesso sto sulle spine più che maiii c'è sono troppo curiosaaa T.T
Ti prego continua prestissimooo
Bacionììì

<333 33

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Paìn of love
O6.O7.O8 ~ 26.O9.O9
Forever today
Forever tonight

 
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view post Posted on 6/11/2009, 20:29Quote
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CITAZIONE ({__Lolly @ 6/11/2009, 20:05)
Oddio io adesso sto sulle spine più che maiii c'è sono troppo curiosaaa T.T
Ti prego continua prestissimooo
Bacionììì

<333 33

Se, è una parola xD
Questo era l'ultimo capitolo pronto.
Anche nell'altro forum sono arrivata qui, ora dovrete aspettare, anche perchè per il momento sono in crisi da scrittura xD

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"Non è il volto, ma le sue espressioni. Non è la voce, ma il modo di parlare. Non è come ti sta quel corpo, ma le cose che ci fai.
Tu sei bella."








©.Jada.
Se copiate, avrete una morte
Lenta & Dolorosa.
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Yummy, lecker, lecker leckeer Wafflen!

 
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view post Posted on 6/11/2009, 21:31Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 28/11/2009, 12:43


ke bellaaaaaaaaaaaaaaa amore mio... ke bella continuaaaaa
 
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view post Posted on 6/11/2009, 23:45Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 29/11/2009, 17:15


CITAZIONE
Bill era davanti a lei, con le mani sui fianchi, salutarsi era più difficile di quanto avessero pensato, entrambi; Sam si avvicinò lentamente e lo guardò negli occhi, il moro, in silenzio, annullò tutte le distanze e l’abbracciò stringendola forte al suo petto. Samantha iniziò a piangere, bagnando la maglietta del ragazzo, il quale non riuscì a trattenere tutte le lacrime; il resto dei ragazzi si spostarono al piano di sopra e Rob andò in veranda, lasciando ai due la privacy necessaria.
“Sam mi mancherai tanto, tanto.” Le sussurrò poggiandole le labbra sulla sua fronte.
“Mi mancherai tantissimo anche tu, Bill.” Sospirò lei, cercando di asciugarsi le lacrime.
“Promettimi di non sparire, di farti sentire sempre.”
“Te lo giuro.” Mugugnò lei, nascondendo il volto nell’abbraccio del ragazzo, il moro prese la sua testa e delicatamente gliel’alzò, poi guardò i suoi occhi azzurri: “Ti voglio bene.” Le disse.
“Ti voglio bene anch’io.” Rispose la ragazza, stringendo la mano del vocalist.
“Scusate, ma Sam, facciamo tardi, e tu perdi il volo.” S’intromise Rob; i due annuirono e sciolsero l’abbraccio, lasciando incatenate solo le mani.
“Se lo vedi...” Disse lei, con voce tremante, “Quando lo vedi...salutamelo.” Aggiunse dopo, con un sospiro; il vocalist annuì, in un misto tra rabbia e rammarico; lentamente le loro mani si sciolsero e Sam uscì dalla porta di casa, lasciandovi dentro un pezzettino di cuore.

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CITAZIONE
Mise la fronte sulla porta e lentamente scivolò giù, come le lacrime sul suo viso.
E si rese conto di aver fatto una cazzata, una di quelle grandi, che solo una volta nella vita fai; tirò sul con il naso, si alzò e tornò sul letto, a cazzate come quelle non c’è mai rimedio, ora doveva solo godersi la vita, senza pensare al passato. Un nuovo anno sarebbe iniziato di li a qualche ora e lui era una giovane rockstar con uno splendido futuro davanti; sorrise convincendosi di ciò, ma con un buco all’altezza del petto.

menomale che lo sa -.-''
CITAZIONE
“CHE ACCIDENTI VUOI CHE TI DICA, ALLORA?!” Urlò il rasta spingendo il fratello fuori la porta.
“VOGLIO CHE TU MI DICA LA VERITA’!” Rispose Bill, urlando a sua volta, scendendo le scale al contrario e rischiando di cadere.
“Bill, non c’è nessuna verità, o meglio non c’è niente che tu non sappia già.”
“MA VOGLIO CHE TU LO AMMETTA!” Strillò di nuovo il moro.
“COSA DEVO AMMETTERE, EH!?”
“Qualsiasi cosa ti passi per quella testa bacata.” Sospirò Bill, era arrivato lentamente in salotto ed ora lui ed il fratello si fronteggiavano davanti al divano.
“Sam mi manca da pazzi. E sono stato un coglione.” Disse Tom, “Ora posso andare a vestirmi?”
“E ti arrendi così?” Gli chiese il fratello alzando un sopraciglio.
“E che dovrei fare eh? Dopo quello che ho detto, giustamente, non mi vorrà più vedere.” Spiegò sconfortato il chitarrista.
“Cazzo Tom!” Gracchiò Bill dandosi uno schiaffo sulla fronte, “Corri, vai da lei, dille cosa provi, dille che la ami..dille che...”
“Bill io non la amo! So che è difficile da capire, ma ancora non la amo!” Lo interruppe il rasta.
“Non devi dirle proprio di amarla, non devi fare una dichiarazione d’amore, le devi dire quello che ti detta il cuore in quell’istante.”
“Ma...”
“Ma un cazzo!” Lo zittì il fratello, “Siccome poi toccherà a me sentire le tue pippe mentali prendi la macchina e corri in aeroporto, se fallirai avrai un buon motivo per rompere i coglioni!”

Amore sei fenomenale!!!! image
CITAZIONE
Con una consapevolezza in più ed un sorriso stampato sulle labbra rosee si accinse ad aprire la porta, ma una volta aperta il sorriso sulle labbra si tramutò in una smorfia di rabbia e stupore.
“Sam!” Ansimò il ragazzo, reggendosi allo stupide della porta.
“Tom, che diavolo ci fai qui?!” Chiese la ragazza alzando un sopraciglio, incredula; e tutte quelle piccole consapevolezze, tutti quei piccoli progetti caddero nel profondo di un paio d’occhi color nocciola.

siiii l'ha trovataaaaa!! Bene Tom..ora tocca a te!!! non ci deludere x favoreeee!
è stupendo questo capitolo *___*
sei in crisi di scrittura???? image Non vedo l'ora di leggere il continuo..anke se sarà l'ultimo capitolo... T__T ti aspettiamo! ^^

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Ciau Dennyyyy <3
sono Dia xD mi sono intrufolata nella tua firma xD
oltre che nel tuo account x°D
Vanno bene le immi che ti ho messo?xD Spero di sì
perchè ci ho quasi rimesso il mio account u-ù xD
volevo solo dirti che ti voglio un mondo di bene <3
Non cambiare mai <3


Set by Ire;; tutto impostato da Dia xD
 
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301 replies since 13/7/2009, 22:56
 
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